All’interno della propria partitura compositiva, il corpo attraversa una narrazione coreografica dove si alternano azioni energiche e decise a momenti di rallentamento, se non di sosta, dove a prevalere può essere l’incertezza, il disorientamento, l’esitazione e allo stesso tempo l’impulso, la vertigine, l’immanenza.

Joseph è un guerriero metropolitano che, come in un ring, mette in campo una pratica dell’istante basata sul gioco, sullo scontro, sul dialogo continuo con lo spettatore e lo spazio circostante. Il rapporto tra questi elementi diventa il campo invisibile per il dialogo, frutto della tensione prodotta da una domanda e l’informazione che genera la sua risposta.

 

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