Se è vero che non siamo solo il nostro cervello ma anche il nostro corpo, possiamo dire che le nostre sensazioni, i nostri pensieri e i nostri ricordi vivono in transizione fra le due parti, rappresentano alcuni dei sentieri principali del nostro corpo- mondo, comunicando tra elementi consci e inconsci, istintivi e razionali. Allora possiamo considerare il nostro corpo come lo strumento essenziale per interpretare, comprendere e vivere la realtà. Le pratiche che verranno proposte rappresentano per i partecipanti la possibilità di farne esperienza all’interno di un percorso che approfondisca il rapporto con la propria realtà interna, in relazione allo spazio esterno e all’incontro con gli altri.
Dunque i laboratori sono rivolti a tutti coloro che hanno curiosità nel voler sperimentare le possibilità percettive espressive, attraverso pratiche di pulizia anatomico-sensoriale, di percezione, relazione, scomposizione, ascolto e osservazione: tutte esperienze rivolte a meglio comprendere la nostra possibilità di essere nel mondo. Per poter meglio comprendere le capacità del corpo di abitare ed essere abitato dalla realtà – e della reciproca influenza fra i due sentieri – gli incontri prevedono momenti di pratiche e di dialogo sul corpo attraverso l’introduzione al vocabolario artistico elaborato, che nello specifico riguarda il corpo rabdomante, il corpo archivio e il corpo incubatore. Senza che queste definizioni vengano intese come distinzioni e suddivisioni reali ma allo stesso tempo necessarie per poterne comprendere i processi.
Nell’attraversamento di ogni corpo-mondo, una parte essenziale del laboratorio verrà dedicata anche a pratiche di osservazione in tutte le sue declinazioni, cogliendo negli spazi interni ed esterni la possibilità di attivare tutte le modalità di sguardo presenti nei corpi, in una relazione diretta e immediata fra il luogo abitato e il corpo abitante. Lo sguardo non è solo essenziale nei processi di comprensione ma anche di creazione stessa della realtà, non si basa solo su criteri oggettivi di forma, ma sulla sua capacità di percepirne il mistero, di cogliere l’invisibile e definirne le relazioni.